Tu e Confartigianato: perchè insieme è meglio

I numeri di Confartigianato

Una grande famiglia: oltre 500.000 associati il Italia, oltre 20.000 nelle Marche (65.000 addetti). Mai come oggi il nostro sindacato ha avuto un ruolo determinante nel contrastare valutazioni strumentali che tendono a dipingere la piccola impresa come sistema economico secondario e a dirottare risorse ed investimenti verso la grande industria. Oltre il 90% delle imprese italiane ha meno di 20 dipendenti, solo nelle province di Ascoli Piceno e Fermo le imprese artigiane sono quasi 15.000. E' necessario perņ prendere coscienza dell'importanza che il mondo artigiano riveste non solo in termini produttivi ma anche sociali, occorre mettere da parte l'individualismo per dare maggior forza alla nostra voce.

Sala stampa

Modulistica e Documenti

Eventi e Manifestazioni




RILEVAZIONE CONFARTIGIANATO SUL CARO-ENERGIA PER LE IMPRESE

[22-06-2009] -- Visto 72 volte

L’Italia mantiene il primato negativo in Europa per la bolletta elettrica più costosa a carico delle imprese. I nostri imprenditori, infatti, pagano l’energia il 38,7% in più rispetto alla media UE.

Il conto più salato è a carico delle nostre aziende del Nord che complessivamente nel 2008 hanno pagato l’energia elettrica 5.139 milioni euro in più rispetto alla media dei Paesi europei, distribuiti in 2.975 milioni nel Nord Ovest e 2.164 milioni nel Nord Est.

E’ quanto emerge da un’analisi condotta da Confartigianato che ha stilato  una classifica delle regioni, delle province e dei settori in cui gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all’Europa.

La regione più penalizzata è la Lombardia, con 2.025 milioni euro di divario di costi rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con 920 milioni euro, dal Piemonte con 779 milioni euro e dall’Emilia Romagna con 766 milioni euro. Al quinto e sesto posto la Toscana e il Lazio con maggiori costi pari rispettivamente a 567 milioni e 500 milioni euro.

Se, in media, ogni azienda italiana paga l’energia elettrica 1.380 euro all'anno in più rispetto alla media degli imprenditori europei, questo gap si allarga a 2.790 euro per ogni impresa del Friuli Venezia Giulia, a 2.114 euro per ciascuna impresa della Lombardia, a 1.936 euro per ogni azienda della Valle d’Aosta, a 1.934 euro per ciascuna impresa dell’Umbria. A seguire, per un imprenditore del Veneto il divario è di 1.805 euro l’anno, mentre per ogni impresa piemontese il gap annuo è di 1.659 euro.

La classifica provinciale vede al primo posto per il più ampio divario di costi rispetto alla media europea Milano, con un gap di 606 milioni euro, seguita da Brescia (453 milioni euro), Torino (325 milioni euro), Roma (319 milioni euro), Bergamo (273 milioni euro).

A livello settoriale, le aziende maggiormente penalizzate sono quelle manifatturiere e delle costruzioni che complessivamente pagano un maggior onere rispetto alla media europea pari a 5.782 milioni euro, mentre le imprese dei servizi subiscono un maggiore costo di 2.641 milioni euro.

“Il pessimo record italiano sul fronte del caro-energia – fa osservare il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini – dipende soprattutto dal mancato completamento della liberalizzazione del mercato dell’energia”.

Per dimostrarlo, Confartigianato ha confrontato i prezzi dell’energia elettrica al netto delle imposte nei 10 paesi europei (Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia Portogallo e Polonia) che non hanno produzione di energia elettrica con il nucleare. Risultato: il costo dell’energia, escluse le tasse, in Italia rimane più elevato del 48,1% rispetto ai dieci paesi ‘no nuke’.

Guerrini sollecita pertanto “riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell’elettricità e del gas, puntino sull’efficienza energetica e sull’uso di fonti rinnovabili, consentano di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell’energia”.

 

 

Scarica tabella comparativa

 

Indietro